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Lore
Ricerca dell'Ultimo Esemplare
Speriamo ancora di vederne un altro.
Come chiami qualcuno che è sangue del tuo sangue, che condivide con te una stirpe antica, ma che è profondamente cambiato? Che non hai mai conosciuto davvero, anzi, tutto l'opposto, ma i cui echi vedi nello stagno immobile e nel vetro lucidato?
Ahsa opta per "cugino".
Eir. Ur. Yul. Xol. Akka, Akka il morto, le cui ossa rovesciate circondano Saturno in un'orbita che segue quella di Titano, dove Ahsa sogna. Di tutti i nomi dei cugini, è quello che colpisce Ahsa; scivola lungo il suo corpo facendola rabbrividire, poi si increspa nel sogno di metano.
C'è uno specchio in cui Ahsa è la nave, Akka il rifugiato. Un incidente di parentela. Un consanguineo questo fiume, l'altro quel corso d'acqua.
E, allora, come fa Ahsa a odiare ciò che è quasi stata?
Ossa di cugini, ossa di famiglia, che nuotano come fa lei. Nel suo midollo, lo sa: è fortunata.
Akka il morto mormora e Ahsa lo sente da prua a poppa. Si riscuote dal suo sogno per ascoltare; un lungo tratto di - (filo di lama) [CRISTALLO] (pergamena) - e il respiro della galassia lungo il suo fianco.
Ahsa mormora a sua volta, ovviamente. Non può trattenersi, lo sa bene. Il cugino chiama: "Sono qui! C'è nessuno?" E tu rispondi. Tu rispondi.
Akka il morto non risponde. È un innesco spettrale di neuroni ossei. Xol non risponde. Xita e Sel e Ora e Leis non rispondono.
Un cugino sazio, di guerra nutrito, lontano, dall'altra parte del Mare delle Urla, che chiama; una minaccia distante di melodia larvale. Ahsa tace e d'un tratto, ricorda tutto. Tiene la sua coscienza vicino al suo Titano e alla sua titanide, e ritorna a un sogno più dolce e sottile.
(In quel sogno, Ahsa non è l'ultima.)