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Lore
Vista di Urla
Un potente vascello, chiamato "Astrocorazzata".
Aiat! Le divinità dell'alveare, note per i loro splendidi massacri
flagelli di numerosi clan, razziatrici di storie e retaggi di vita.
Nelle ferite dello spazio edificarono i loro grandi tronomondi,
l'ascesa sostenuta dai tributi di sangue dei loro molti figli.
E quei tronomondi si affacciavano sul mare,
il Mare delle Urla, l'Oceano Straziato. Più tardi,
costruimmo navi in grado di sopportare quelle mareggiate di grida
e attraverso gli squarci del cosmo raggiungemmo i mondi di carne.
Carichi di schiavi e accoliti, intenzionati a raccogliere tributi.
E a guidarci c'era sempre una luce. Xivu Arath
o suo fratello Auryx, o l'astuta Savathûn a mostrarci
la via. Poiché il Mare delle Urla raggela e uccide l'alveare.
Chi lo solca perde se stesso, e dimentica la sua natura.
(Uno schiavo ha già un'identità debole, mossa solo da impeti di violenza.)
E così, una divinità bandita dalle sponde che riteneva sue
può incagliarsi su coralli e vetro
e affondare…
e annegare…
non nel Profondo ma nelle grida…
E le sue navi, raggiunto il suo stendardo, seguono rotte
tracciate da Auryx molto tempo prima
più lente e sicure sulla cresta delle urla.
Stiamo arrivando.