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MANTELLO DEI SIMULACRI

Leggenda / Cacciatori / Corazze di classe / Hunter Cloak

- Che la carne diventi marionetta di un'anima più autentica, con legamenti come fili -

Fonte: "Dottrina dilaniata".

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Lore

Mantello dei Simulacri

- Che la carne diventi marionetta di un'anima più autentica, con legamenti come fili -

Il materiale di questa armatura è intriso di ricordi risonanti. Tra le falde forgiate che la compongono si cela la straziante origine dei terrori.

Veskith si trova all'interno della Grande Macchina. Più vicino di qualunque Kell. Sarà la scintilla che incendierà questa divinità traditrice dall'interno. Il Testimone darà a lui e alla sua gente la forza per vendicarsi.

Da dietro di lui, uno spettro del tormento si avvicina a un sarcofago piramidale, che si schiude al suo tocco. L'entità attende, immobile sopra l'apertura, smorzando il chiarore del Pallido Cuore con la sua presenza.

Gli è stata promessa una forma di vendetta. Come Eramis prima di lui, si prenderà il potere che gli spetta.

Veskith atterra lentamente.

Viene avvolto dal buio…

Veskith ripensa agli arconti; a come, per controllare la stasi, dovevano prima controllare se stessi. Vesk… Ves… Ve…

Una Voce penetra l'Oscurità…

"Il Giardiniere ti ha causato solo dolore. Noi ti offriamo un coltello con cui restituirlo."

La Voce offre Salvezza, strappata dal dolore risonante… La si accetta.

Veskith accetta. I suoi pensieri vengono sommersi, sopraffatti.

"La tua identità è fagocitata." La Voce risuona nel Profondo, come un'eco metallica. Affilata. "Dilaniata… e intagliata in una nuova forma." Le parole della Voce gli percorrono il carapace come rasoi, straziandogli la mente, riducendola a brandelli.

Ve… sk… Il suo io affonda in un'Oscurità oceanica… ithhhhhhhhhhh…

La Voce penetra a fondo, ma la vita ha radici salde; ogni movimento non ancora affinato è segnato da tacite grida.

È tanto esplorazione quanto intenzione. Una tela che apprende, con cui addestrare la manipolazione della Luce. Meno delicato di una cerimonia; più violento di un anelito.

Mentre la carne senza nome è scossa da tremiti, prostrata d'innanzi alla Voce, le parole tramutano lo scopo in realtà.

"La tua forma sarà un ricettacolo." La Voce affonda nel midollo. "Un nido in cui si cova il disprezzo."

Le parole consumano strati su strati di materia vivente. Il deterioramento continua a scavare. I ricordi si trasformano in rumore. Lo strazio della loro assenza affila la lama del nuovo strumento.

Una lama gettata nel mondo, mossa dall'intento della Voce. Vacuo disprezzo avvolto attorno a un mortale fuso interiore: il residuo di una creatura violata, fatta a pezzi, traviata… spoglia.

***

La macchina di lame che ospita Veskith è accovacciata su una roccia che sovrasta un'arida landa desolata. Protegge un tormentatore dormiente, in attesa dei suoi ordini. È rimasta immobile da quando il tormentatore l'ha condotta qui, anche se non sa il perché. Non le viene mai detto. Gli ordini sono ricevuti ed eseguiti con incrollabile obbedienza.

Il cielo sopra la sua testa è dominato dal portale.

Un monolite distante spacca in due l'orizzonte.

In un istante di lucidità, Veskith vede attorno a sé gli eliksni del suo Casato. Sono di pattuglia, ma Veskith non ricorda quando abbiano cominciato. Chiede loro come siano arrivati fin lì, quanto tempo sia passato, ma non riceve risposta. I suoi occhi bruciano… Ciò che resta di Veskith è avvolto da una nebbia catatonica, che il suo sguardo vacuo non riesce a penetrare, inconsapevole della realtà al di fuori della sua gabbia.

L'immagine immutabile del portale si imprime a fuoco sulle sue retine, mentre il suo corpo ignora il comando implorante di chiudere le palpebre.

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