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Lore
Custode dell'Onda
"La gerarchia verticale appartiene al passato. Il futuro è piatto. Datemi retta." - Boss Riliks
Riliks si sistema la criniera con l'onnipresente pettine. Eido osserva, con il mento appoggiato sulle mani.
"Nessuna preoccupazione", dichiara Riliks per la quinta volta. Riliks sa come parlare in pubblico. La sua voce è quasi sempre ferma.
"Bene, non c'è nulla di cui preoccuparsi." Anche Eido si assicura di sembrare disinvolta. Si toglie il pettine e lo appoggia vicino all'oloproiettore.
Riliks sbuffa e si avvicina a lei, con attenzione, per non scompigliare la criniera contro la sua spalla. Il suo petto brontola profondo. In risposta, Eido schiocca le mandibole con affetto.
"Deve andare bene", dice Riliks. "Ma cosa dirò alla banda? Che ho incontrato il simbolo dei peggiori crimini mai commessi contro il nostro popolo con placida cortesia? Vixis mi salterà alla gola."
"Sai che Vixis non sa combattere."
Riliks ride. "Non dirglielo!"
"Certo che no! Allora, ci siamo?"
"Io ci sono." Riliks si scosta per guardare Eido negli occhi, con grande serietà. "Tu?"
Lei distoglie lo sguardo, fissando il proiettore. Hanno lavorato insieme per ripararlo. È stato importante per Eido. Lo è ancora.
A Eido lui manca. Le manca la Città, la Terra. Non torna a casa da mesi. Le metà della sua vita sono separate da troppo tempo.
Ma ogni volta che pensa a lui, ricorda la sua malattia. Attaccato a tubi di etere, con addosso l'odore dei suoi tonici più potenti, reso più irascibile dal dolore.
"Richiedimelo dopo."
Preme il pulsante. Un attimo prima che l'oloproiettore si attivi, Riliks le prende la mano, accortamente fuori dal campo visivo.
Eido si aggrappa alla sua mano e abbozza un sorriso.
"Velask, padre!"